Aliulm
  • FOLLOW US
  • Keywords
  • Interviste
  • Anno
  • Author
  • Redazione ALIULMAG

Andrea Pilastro. Un comunicatore 'artigiano'.

A Tu per Tu con Andrea Pilastro, co-fondatore di And'Studio, agenzia milanese di comunicazione integrata.

Aliulm ha incontrato Andrea Pilastro, fonunder di And'Studio, agenzia di comunicazione integrata.
Nato a Roma, allenatore di nuoto prima, dal 1995 Andrea lavora nella Moda, come commerciale prima e comunicatore poi. Nel 2003 assieme al suo socio, Andrea Greci, apre And'Studio, agenzia di comunicazione integrata. And'Studio è una realtà molto stimata nel panorama della moda e del design, ed è stimata anche per la scelta dei due fondatori di mantenere dimensioni 'artigianali' - così le definisce Andrea. Questa loro caratteristica ha permesso anzitutto di fare scelte molto mirate nelle acquisizioni di nuovi clienti e in seguito di stabilire rapporti solidi con gli stessi. Oggi And'Studio si occupa della comunicazione e PR di marchi di assoluto prestigio, tra i quali: Carlo Moretti, Duvetica, il gruppo Miroglio, Collezione Automobili Lamborghini, Carlo Moretti, Fiorentini + Baker, Janet&Janet


Racconta ai nostri lettori come funziona una giornata nel suo studio? 
ore 9 caffè e poi siamo già operativi: rassegna stampa, mail, nuove idee da condividere. Le storie più interessanti nascono dallo scambio di opinioni e dal confronto: cerchiamo di privilegiare sempre il contatto diretto e personale, di mantenere l'affinità con il cliente prima di tutto, di dialogare con la stampa per essere sempre ispirati e capaci di incuriosirla. L’organizzazione precisa di tutto questo durante la nostra giornata è fondamentale, la tecnologia digitale ci facilita ma nello stesso tempo ci obbliga anche a tempi di reazione sempre più brevi. Ore 18: si chiude. Tassativo, per noi è una questione di qualità del lavoro.


L'università IULM è il punto di riferimento Italiano delle discipline della comunicazione e ci piace capire cosa davvero succede tra gli operatori, al di là delle notizie sensazionali. Cosa pensa Andrea dei digital influencer?
Gli strumenti del nostro lavoro sono cambiati ma non è cambiato il nostro scopo: mettere in connessione le persone e diffondere notizie e contenuti interessanti. I digital influencer possono aiutarci in questo, ma devono essere coerenti e utili allo scopo. Il resto diluisce il messaggio e rischia di rendere la comunicazione inutile. Ma se si divertono, va bene.
 

Le aziende, soprattutto quelle di medio-piccola dimensione, ritengono spesso le agenzie di PR come un investimento alternativo alla pubblicità tabellare tradizionale. Quanto concorda con questa affermazione?
Partiamo da questo presupposto:  siamo dei consulenti e cerchiamo di costruire un progetto bello ed efficace insieme con il cliente. Tra i mezzi per comunicarlo ci sono anche gli investimenti in tabellare tradizionale, pensare alle agenzie come un’alternativa a questi è confondere in cucina uno chef con gli ingredienti.


Recentemente uno stilista ha affermato che comunicare prodotto [moda] via Instagram è un errore. Lei è d'accordo? O no? Ci spiega il suo punto di vista?
IG è uno dei mezzi, è un errore considerarlo l’unico o peggio distonico dal progetto di comunicazione globale. L’accessibilità e l'apparente facilità di utilizzo del mezzo fa dimenticare le regole fondamentali di una comunicazione coerente. E’ il fenomeno degli imprenditori instagrammer. Un altro rischio: l’ansia da prestazione per il numero di followers. 


Qual'e la forza e quale la debolezza della grande macchina delle aziende italiane?
La creatività e non credere più che questa sia fondamentale: penso che la nostra creatività sia il nostro vero motore, quello che ha fatto dell'industria della moda Italiana il passaporto per qualsiasi mercato estero Per questo dobbiamo salvaguardarla, valorizzarla, investire in nuovi talenti: il contrario significa debolezza.


Cosa significa per lei "comunicazione"? E rispetto ai suoi inizi cosa è cambiato nel mondo della comunicazione?
I mezzi, i tempi, gli interlocutori, le priorità: è cambiato tutto e tutto continua a cambiare. Mantenere il proprio stile nel comunicare, in questo processo complesso e talvolta caotico, è la sfida interessante. Penso alla comunicazione come ad un'orchestra, tutti gli strumenti devono essere accordati e in armonia. Dalla grafica del biglietto da visita al buongiorno dell’addetto alla vendita in negozio. 


Cosa le manca e cosa invece rimpiange dei primi anni della sua carriera?
Non rimpiango niente. Mi manca l’attenzione ai nuovi creativi che animava il nostro settore 20 anni fa, e che riusciva a far trovare spazi nella stampa e nei punti vendita anche senza concorsi per i nuovi talents. 


Cosa suggerisce ad un neolaureato che vuole intraprendere il suo percorso?
Di considerare la comunicazione come un bel mestiere, che richiede preparazione ma sopratutto curiosità e entusiasmo. E la rassegna stampa ogni mattina.





SHARE ON